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Padova, Cristiano De André porta sul palco del Gran Teatro Geox l’eredità di Faber

PUBBLICATA IL 9 settembre 2019


Foto Padova, Cristiano De André porta sul palco del Gran Teatro Geox l’eredità di Faber

L’ultimo tour di CRISTIANO DE ANDRÉ - unico vero erede del patrimonio musicale deandreiano - ispirato ai concept album di Faber, torna a smuovere le coscienze a vent’anni dalla scomparsa del suo autore (11 gennaio 1999). Dopo grandi performance collezionate nelle principali città italiane, Cristiano porterà il tour a Padova, il 29 novembre al Gran Teatro Geox.
Nel tour Cristiano celebra gli indimenticabili brani del padre: “Fiume Sand Creek” e “Don Raffaè”, che hanno affrontato il tema della lotta per i diritti, e altre perle, come “Il pescatore”, contenute nei progetti discografici di grande successo “De André canta De André – Vol. 1” (2009), “De André canta De André – Vol. 2” (2010) e “De André canta De André – Vol. 3” (2017). La regia dello spettacolo, curata da Roberta Lena, è piena di sorprese, dai visual con immagini storiche, ai giochi di luce. Cristiano De André sul palco è accompagnato da Osvaldo Di Dio, Davide Pezzin, Davide Devito e Riccardo Di Paola.

Racconta Cristiano De André «Dopo che avevo arrangiato l’ultimo concerto del 1998, Fabrizio mi chiese di portare avanti il suo messaggio e la sua memoria. Mi è parsa una bella cosa proseguire il suo lavoro caratterizzando l’eredità artistica con nuovi arrangiamenti, che possano esprimere la mia personalità musicale e allo stesso tempo donino un nuovo vestito alle opere, una mia impronta. Con questo tour voglio risvegliare le coscienze, mio padre diceva che noi cantanti portiamo un messaggio e in questo non posso che appoggiarlo». «Io sono il bombarolo che dorme dentro me, io sono l’esaltazione del parossismo e delle sue declinazioni. Io sono inferno, purgatorio e poche volte paradiso, io sono tutto questo adesso, nel duemila diciotto, tra poltrone e soliti livori, occhi che non dormono ma dormi-vegliano. Io sono un impiegato e per questo sono il terrorista di me stesso» scrive la giovane poetessa Ottavia Pojaghi Bettoni, a proposito della messa in scena di questo live.


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