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Marco Paolini in scena al Gran Teatro, tra ironia e teatro civile

Marco Paolini è una delle voci più amate del teatro italiano: sarà proprio lui ad aprire la stagione 2010 del Gran Teatro di Padova il 9 gennaio.

Dopo il successo inaspettato e travolgente di spettacoli come Il Vajont o Il Milione, Paolini torna ad una messa in scena semplice, dove lo spazio è occupato prima di tutto dalla potenza delle parole e dei contenuti.

Miserabili è un racconto in forma di ballata, che ricostruisce in quadri la metamorfosi della società italiana a partire dagli anni ’80, continuando idealmente l’esperienza di autobiografia collettiva degli Album.

paoliniÈ l’economia l’argomento principale della ballata, l’intreccio di “macro” e “micro”, le ricette e le delusioni di questo passato prossimo che sconfina nel presente. Miserabili è un work in progress per vocazione, perché è anche un modo di ragionare ad alta voce e senza pregiudizi sull’influenza, sempre crescente, delle regole (e dell’assenza di regole) di mercato, sul nostro modo di immaginare il futuro senza progettarlo, di vivere il presente, di rimuovere la memoria.

Margaret Thatcher è la protagonista di un dialogo immaginario con Nicola, il protagonista degli Album di Marco Paolini, è il simbolo vivente della metamorfosi della nostra società non più ristretta da confini nazionali. La presenza della musica è molto forte, i Mercanti di Liquore hanno composto tutte le musiche e le eseguono dal vivo.

Andrea Bajani, autore di libri sul mondo del lavoro come Cordiali saluti e Mi spezzo ma non m’impiego, ha collaborato alle ricerche e alla stesura dei testi.

“Nel 2006 ho cominciato a mettere insieme i pezzi dello spettacolo Miserabili io e Margaret Thatcher. Il punto di partenza era lo strapotere dell’economia sulla mia-nostra vita. Non un invettiva contro il mercato, ma una presa d’atto della sua onnipresenza anche in momenti e settori che un tempo non gli competevano.

Miserabili è anche uno spettacolo di pensiero, di faticosa ricerca di un pensiero tra frammenti di esperienza, di intuizioni ed errori di valutazione. È quanto ho già fatto in passato con le grandi narrazioni civili come il Racconto per Ustica, Parlamento chimico, il Racconto del Vajont. Il mio è un teatro incompiuto in cui è difficile stabilire un confine tra le prove e le repliche. È il suo limite, ma anche la sua forza.”

25 novembre 2009
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